Non mi resta (per fortuna) che partire

Svegliarsi una mattina dall’altra parte del mondo.

Ovviamente avevo ancora il peso del fuso orario sulle spalle e indossando canottiera e pantaloncini per il caldo insopportabile, pensavo con un ambiguo sorriso a quel che mi ero lasciata appena alle spalle.

Tutto questo è capitato alla sottoscritta una mattina in cui qui in Italia si sfioravano i -2° e la gente si aggirava per le vie del piacentino coperta dalla testa ai piedi. Sono stata come catapultata in un mondo totalmente differente da quello che vivo tutti i giorni alternando noia e felicità. Era giunto il momento di raggiungere la mia miriade di parenti in Thailandia, terra d’origine di mia madre, per ben una ventina di giorni.

Le differenze fra l’Italia e questo sorprendente paese sono innumerevoli e forse questo articolo non potrà rendere completamente l’aria piena di positività trasmessa dalla gente di questo posto, gente che sembra conoscerti da secoli e fa della propria ospitalità e simpatia i loro punti forti.

Mio nonno, anziano arzillo e ormai centenario, mi accoglie con un sorriso lievemente sdentato e mi abbraccia calorosamente; dietro di lui zii, zie, cugini mi salutano e iniziano incuriositi a farmi mille domande.

Non solo in famiglia si nota questo immenso calore. Lo si percepisce nei locali, nei piccoli e accoglienti ristoranti, nelle strade affollate.

Parte della mia famiglia risiede proprio nella capitale, Bangkok, una città industrializzata al massimo e ricchissima di altissimi grattacieli (ovviamente per me è stata di nuovo l’occasione di rimanere a bocca aperta dinanzi a cotanta modernità, io che provengo da un minuscolo paesino di 200 anime in una collina dispersa del piacentino).

Prendendo un taxi dal colore fosforescente e guardando fuori dal finestrino, tutto sembra lussuoso e luccicante, ma non è della Bangkok capitale d’ogni sfarzo e di stranieri assetati d’ogni genere di divertimento, quella di cui vi voglio parlare. Voglio brevemente illustrarvi la vera Thailandia, quella che si può vedere e vivere nelle piccole vie sovraffollate, nei mercati in cui si percepiscono odori d’ogni tipo, nei piccoli locali improvvisati da parte alle strade dove con pochi spiccioli ti sfami di cibi prelibati (e, diciamolo, potentemente piccanti).

E’ in questo lato di Thailandia che mi sono ritrovata per le vacanze natalizie, non di certo tra hotel sfarzosi e grandissimi centri commerciali, ma bensì tra la normalità della vita dei suoi abitanti, una normalità non basata sugli interessi ma basata sull’amicizia, sulla risata contagiosa, cose per alcuni di noi quotidianamente sconosciute.

Non voglio dire di aver chiuso un occhio sulla corruzione, il turismo sessuale,  la povertà e altri elementi con i quali si usa connotare tale stato. Elementi  che sicuramente sono presenti ma che crollano come un castello di carte alla leggera forza di un soffio dinanzi alla bellezza dei suoi territori e della sua gente. 

E ammetto che a volte è pure molto gratificante far scattare un minimo d’invidia raccontando delle meraviglie che ho visto, assaporato, odorato.

La mancanza dei miei affetti e dell’Italia era tanta, questa è la verità, ma la malinconia si spegneva ogni volta che i miei piedi toccavano le spiagge di sabbia candida o si immergevano in acque cristalline.

Che dire… il mio giudizio a riguardo di questo viaggio e del paese in questione è puramente soggettivo; sono legata a questa terra sin dal mio primo viaggio all’età di un anno e mezzo.

Un viaggio che consiglio a tutti (aiuto. Quanto mi sento in uno spot pubblicitario) non solo per conoscere una nuova cultura e una nuova tradizione, ma per alleggerire anche il proprio animo ricevendo un sorriso. Vero, questa volta. 

Melania Degli Antoni

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