66 anni fa. Oggi: per non dimenticare

27 Gennaio 2011 : un anno ancora è trascorso e ci siamo anche noi, nel Giardino della Memoria per non dimenticare. Un grazioso giardino sullo stradone Farnese dove le autorità cittadine ancora una volta si ritrovano per non trascurare il ricordo e non lasciare che dimenticanze e superficialità rendano più vuote le nostre vite. 

Ha preso la parola per primo il nostro sindaco, Roberto Reggi, che ha ribadito che la memoria e il ricordo sono il passato su cui costruire il futuro, che senza una continuità condivisa il presente ha poco senso. Oggi la memoria è latitante e vilipesa in un momento tutto preso dall’apparenza. Ha inoltre criticato chi ha tentato di negare le testimonianze dei pochi che ancora di persona raccontano, o che hanno raccontato dei treni, dei lager, del fumo che usciva dai camini. Il ricordo talvolta è sofferenza: più facile negare l’evidenza. È intervenuto anche il presidente della provincia, Massimo Trespidi, che ha ribadito che l’olocausto è stato frutto di un periodo di negazione di sapere e conoscenza. Avevano voltato le spalle all’orrore per mancanza di coraggio. Il periodo storico, la cultura del tempo, la politica e le sue leggi permisero la salita al potere del nazionalsocialismo e delle sue ideologie. La perdita della libertà della tolleranza della dignità e del rispetto della persona generarono l’olocausto. Dobbiamo impegnarci affinché questo non accada mai più. Sono intervenute anche due ragazze, del liceo Gioia (la nostra Orsola Botti di 4clA) e del liceo Colombini, che sono state nell’aprile 2010 a Mauthausen, ricordando la loro esperienza emotivamente intensa.

Ho visitato quest’estate Dacau, primo campo di concentramento, ed è stata per me un’esperienza davvero terribile: vedere dal vivo le camere a gas, i forno crematori e il filo spinato mi ha veramente sconvolta. Per questo credo che noi uomini e donne del domani dobbiamo fare di tutto perché non si dimentichi mai un passato così recente, da alcuni percepito come estraneo, di violazione della libertà e della dignità umana. Dobbiamo credere nel rispetto ed educare il cuore alla tolleranza e la mente all’ascolto. Abbiamo tutti qualcosa che ci rende simili: la nostra piccola, meravigliosa, preziosa umanità.

Come ha cantato Guccini:

“Ancora tuona il cannone, ancora non è contento
di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento e ancora ci porta il vento…
Io chiedo quando sarà che l’ uomo potrà imparare
a vivere senza ammazzare e il vento si poserà e il vento si poserà… “

La storia ci parla, è con noi, è in noi e ci dice che gli errori del passato ci sono utili affinché non vengano mai più ripetuti: dagli sbagli si deve imparare. Spero fortemente che gli uomini imparino finalmente che siamo tutti uguali ed anzi le nostre diversità possono essere utili a tutti: l’orchestra produce una incantevole melodia solo e soltanto quando i diversi strumenti lavorano insieme.

 Sofia Carini

Advertisements

Commenti disabilitati su 66 anni fa. Oggi: per non dimenticare

Archiviato in Attualità

I commenti sono chiusi.