Un tragico divertimento

Nei giorni scorsi, nelle vicinanze di Piacenza, è accaduto un fatto di cronaca che è stato riportato non soltanto dai giornali locali ma anche dai media nazionali. Purtroppo non si è trattato di un evento lieto, ma tragico: il terribile incidente nel quale sono morti tre giovani mentre, all’alba di domenica,  rientravano verso casa. Disgraziatamente i notiziari riportano fatti come questi con una certa frequenza, tanto che parlarne, o sentirne parlare, è diventato abituale…quasi banale.  Però quello che è accaduto, forse anche per l’età delle persone coinvolte e delle ragazze in particolare, mi ha fatto molto riflettere. Un primo dato su cui mi sono soffermata è la ripetitività di notizie analoghe a questa: da tempo infatti sento parlare delle morti di giovani al volante, soprattutto mentre tornano da luoghi di divertimento. L’impressione è che sia un fenomeno che caratterizza questi tempi e non posso fare a meno di chiedermi perché in passato eventi simili fossero meno diffusi. Parlandone anche con i miei genitori, ho compreso che la loro generazione, ad esempio, aveva abitudini e orari diversi: si rientrava all’alba solo in occasione del Capodanno, l’abitudine di frequentare le discoteche in giovane età era meno diffusa, si beveva meno.  Mi domando però se questo sia sufficiente a spiegare i fatti di oggi e se bastasse porre dei divieti (di orario, di velocità in auto, di vendita di alcolici) per limitare questi drammi. Penso che oggi si sia diffusa una ricerca del divertimento quasi ossessiva, senza nemmeno sapere bene cosa si voglia o si possa fare per divertirsi. Il luogo più comune dove sfogare questo desiderio è la discoteca, un mondo dove tutto (la musica, gli orari, gli atteggiamenti delle persone) sembra un po’ portato all’eccesso. Ogni tanto vado anch’io a ballare con le mie amiche, e mi piace, ma non si può certo dire che sia il posto dove fare quattro chiacchiere o socializzare. Mi è capitato di notare che anche alle feste spesso sembra che le persone se non bevono non si divertano, quasi come se essere su di giri  possa rendere più interessanti.Tornando al fatto di cronaca che ha dato spunto alle mie riflessioni, un aspetto che mi ha colpito, oltre naturalmente al fatto in sé, è stata l’età delle ragazze coinvolte, una delle quali sedicenne come me. Ho cercato di immedesimarmi in lei, pensando a cosa può averla spinta a salire in macchina con un ragazzo che – come è stato appurato – era ubriaco. Mi sono chiesta se fosse un suo amico oppure una persona magari conosciuta da poco, dalla quale ha accettato un passaggio per necessità o per una serie di coincidenze… Mi sono chiesta se si siano rese conto – lei e l’amica – in qualche momento del viaggio del pericolo che stavano correndo. Mi chiedo se anch’io sarò sempre in grado di riconoscere ed evitare le situazioni o le persone pericolose, se saprò distinguere, nelle circostanze che mi capiterà di vivere, ciò che è bene da ciò che è male. Mi considero però una persona fortunata perché ho una famiglia che mi ascolta e ho sempre la possibilità di ricevere dai miei genitori i consigli, ma anche i divieti, che mi sono fondamentali per sapermi comportare quando sono fuori casa.

Alice Casella

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