DA LOLITA A ROSITA CON ANDREA JONASSON

17 Novembre, Scuola elementare Giordani. Andrea Jonasson, ormai diventata una delle lady del teatro italiano, entra nella sala proiezioni e viene letteralmente sommersa di abbracci e baci. Ma come mai la pluripremiata attrice tedesca, che si divide continuamente tra il Burgtheater di Vienna e il Piccolo di Milano, una volta diretto dal marito Giorgio Strehler, è qui? Beh, questi non sono bambini qualunque, ma piccole attrici e piccoli attori e non è la prima volta che incontrano la Jonasson. E’ il Marzo 2009 quando al Teatro Filodrammatici di Piacenza si rappresenta La storia della bambola abbandonata di Giorgio Strehler: protagonisti indiscussi alcuni bambini del Giordani, preparati attraverso specifici laboratori proposti dal Teatro Giocovita e cordinati dalla Jonasson, presente in scena insieme ad altri, pochi, attori professionisti. Lo spettacolo si concentra su un interrogativo fondamentale: le cose sono di chi le lavora, di chi le migliora, di chi le ama oppure di chi le ha ricevute senza aver fatto nulla per conquistarle? Paca e Lolita sono due bambine coetanee. Paca trova nell’immondizia una vecchia bambola, gettata via dalla ricca e viziata Lolita, la prende con sé e la ripara. Lolita, indispettita nel vedere il suo vecchio giocattolo tornato come nuovo nelle mani di un’altra ragazzina, rivuole indietro la bambola. Come risolvere la lite?

Ora le Pache e le Lolite hanno due anni in più, ma non hanno dimenticato quella che per loro era diventata prima di tutto un’amica. La Jonasson viene tartassata di domande: le chiedono degli spettacoli che ha fatto dopo La bambola, dei ricordi che le sono rimasti, degli spettacoli che ha in programma, dei suoi viaggi a Vienna, dei personaggi che vorrebbe interpretare. Lei racconta di Donna Rosita nubile, lo spettacolo che ha messo in scena al Municipale il 16 e il 17 Novembre (e che è stato l’occasione per tornare a Piacenza), tratto da un romanzo di Federico Garcìa Lorca e chiuso da un appello al pubblico per sostenere i teatri in questo periodo di crisi, in cui la prima a essere tagliata sembra proprio la cultura.

E quale miglior modo di avvicinare i giovani al mondo del teatro che coinvolgerli già da bambini in prima persona? Di questo è sicuramente convinto Diego Mai, direttore del Teatro Giocovita, a cui è venuta l’idea del laboratorio. Mai mi sorride ed esclama: “per i bambini non è stato solo un gioco, ma qualcosa che ha permesso loro di capire valori come la proprietà, il possesso, l’amore”.

Margherita Gazzola

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