Verso Cassandra: una finestra sul mito

 “Chi era quella donna prima che un greco scrivesse di lei?” è la domanda che Christa Wolf , scrittrice tedesca di una Germania ancora divisa dal suo tristemente famoso muro, si pone e ci invita a porci. La scrittrice, davanti alla Porta dei Leoni, ingresso della storica città di Micene, ascoltando la voce registrata della guida che le riferisce alcune notizie storiche, notizie che poi lei dovrà convertire in emozioni, apre così una finestra sul mito, facendoci strada nell’animo di una donna complessa ma affascinante, la cosiddetta “profetessa di sventura”, come venne ribattezzata la principessa troiana Cassandra.

Questo dialogo tra modi e tra tempi rappresenta il fulcro della rappresentazione teatrale che ha visto protagonista l’attrice Elisabetta Vergani, la quale attraverso una scarna ma struggente interpretazione ha ridato vita alla profetessa basandosi sulla rielaborazione storica che ne diede la scrittrice Christa Wolf; l’attrice, accompagnata dalle percussioni di Danila Massimi, ci offre l’immagine di una donna sola al mondo e che la forza sovrana del destino ha voluto estranea ad ogni concezione di spazio e tempo. Cassandra, la quale dopo la distruzione di Troia è stata assegnata al condottiero greco Agamennone come schiava, intravede già il destino funesto che la vedrà morire insieme al suo padrone per mano di Clitemnestria, la moglie di Agamennone vogliosa di vendetta contro di lui; ma prima di avviarsi verso la morte suggerita dalle voci che da lontano sembrano chiamarla, la sua anima fragile ma forte al tempo stesso, trova la forza di gettar fuori voce e parole che ci dicono cosa realmente vedette e provò durante la lunga e rovinosa guerra di Troia e come, dal suo rifiuto ad Apollo alla distruzione della città, abbia condotto la sua esistenza nella solitudine della sua troppa sapienza, considerata scioccamente da tutti “pazzia”.

Ed è proprio questa maledetta pazzia che la donna disprezza durante il suo lungo monologo, prima di congedarsi per sempre; una pazzia che, presentata dalla stessa protagonista, ci appare chiaramente duplice. Essa è infatti dannosa per la corte e la famiglia reale, per i quali l’insistenza della donna ad ostacolare l’inizio della guerra prima e la sua conduzione poi bastano da soli ad etichettarla come pazza ed a imprigionarla nella sua insensata follia, ma ancor lacerante per la stessa Cassandra, condannata a vedere l’uccisione dei fratelli, la distruzione della sua città e la fine della sua vita immobile, come davanti ad un quadro di lacerante realtà. Cassandra è stata punita  per un breve momento di superbia dettata dall’interesse del dio Apollo, ma da questa sua punizione viene inghiottita inconsapevolmente fino alla fine dei suoi giorni. Anche i ricordi più cari della sua vita, come l’intenso amore per Enea e le sue giornate passate con fanciulle sue amiche estraniata da ogni traccia di opprimente realtà, finiscono per mascherarsi in oscuri rimpianti; Cassandra, per il suo tragico dono, è ormai portata a vedere solo disgrazie attorno a sé e , consapevole e forse sollevata di cessare di vivere, cammina lentamente verso la morte ma non resistendo all’impulso di profetizzare ancora, per l’ultima volta, la fine di Micene, città oramai padrona del mondo.

Ma questa Cassandra così profondamente umana , così ben resa ed interpretata da Elisabetta Vergani, racchiude dentro di sé un messaggio molto più attuale che funesto; la sua voce folle e paurosa è l’immagine di una concezione di opinione sociale e morale che è potente e forte, ma non riesce a mostrarsi interamente e  perciò rimane compressa nell’animo, come un grido soffocato. Il personaggio di Cassandra non e certo famoso come quello del valoroso fratello Ettore o del saggio padre Priamo re di Troia, ma esso e presente in ognuno di noi e ogni giorno la nostra parte di “Cassandra” emerge senza che noi ce ne rendiamo conto. Cassandra è tutto ciò che noi vorremmo essere ed ogni nostra spinta a differenziarci; ella venne ostacolata fino alla fine, ma sta a noi cogliere la morale di questa storia e trovare la forza di rispondere alla domanda della scrittrice Christa Wolf: “Chi era quella donna?” Ella era tutti noi. 

                                                                                          Arianna Gazzola

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1 Commento

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Una risposta a “Verso Cassandra: una finestra sul mito

  1. S.

    Bravissima, è scritto veramente bene!

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