L’afasia è un vago senso di allarme

L’uomo tutti i giorni vive a contatto con i suoi simili ed è costretto a costruire con essi una serie di relazioni al fine di una vita pacifica e libera. Ogni relazione però non può sussistere senza conflitto: già a partire da Aristotele veniva delineata la figura dell’uomo nei rapporti sociali , quale un “animale socievole”, ma con gli utopisti , in particolare con Hobbes, ci si rese conto che è anche “homo homini lupus”. L’uomo è un lupo verso l’altro.
Esso è  portato al contatto con gli altri esseri ma ha insito in sè uno spirito competitivo e una forte tendenza ad  esprimere la propria personalità . E’ la natura di tutti noi e non va considerata negativamente. La competitività in un rapporto favorisce non solo uno sviluppo relazionale ma anche una sorta di processo “auto-maieutico” attraverso cui il soggetto è capace di scoprire le proprie qualità  ma soprattutto i propri limiti, in quanto l’altro funge non solo da “diverso-da-me” ma funge da vero e proprio specchio.
Viviamo dunque di conflitti ogni giorno, ma riflettiamo su ciò che significa realmente “conflitto”.

Etimologicamente deriva dal verbo “con fligere” ed ha un doppio significato: significa da un lato “urtare, contrastare”-ed è normalmente questa l’accezione con cui viene usato quotidianamente- ma significa anche ” far incontrare,mettere a confronto”.E’ proprio questa espressione che ha richiamato la mia attenzione. I conflitti possono essere non solo positivi, ma anche costruttivi per i due soggetti a confronto; ovviamente si manifestano in modi diversi e a vari livelli di complessità.
Fino ad ora nella mia esperienza – anche scolastica- ho percepito che la natura del conflitto spesso è misteriosa e non riesce ad emergere; le difficoltà sono fondamentalmente di tipo comunicativo, ma non solo. Credo che un motivo fondamentale sia costituito dalle posizioni dei due soggetti.
La regolazione dei conflitti attraverso lo strumento del processo-guidizio si basa sulla contrapposizione torto-ragione e conduce sempre a un soggetto vincitore e a uno vinto. Invece di seguire questo sistema, che oltre a porre dei muri e a limitare la comunicazione, non consente l’evoluzione del conflitto, dovremmo essere capaci di “pulirlo” , cogliendo le ragioni dell’altro, cercare una sorta di interesse comune, invece di una vittoria ad ogni costo.
A  mio parere il conflitto è costruttivo se è finalizzato a se stesso. Spesso ci dimentichiamo che per interagire con l’altro dobbiamo prima avere una ben chiara situazione del sè.

Si torna ancora ai greci, a Socrate.

Tutti conoscono il “conosci te stesso”, tutti ne parlano, ma nessuno lo pratica. E’ comprensibile perchè in questa massima ci sta forse tutto il vero senso della vita e non è affatto facile avviare questo processo di auto-indagine.
Una volta saputo il sè la relazione conflittuale può davvero essere positiva.
Purtroppo esiste anche la violenza.
In questo caso il rapporto è contaminato da una durezza e crudeltà che derivano dall’evidente danneggiamento intenzionale dell’altro, per creare un danno irreversibile. Non c’è scampo. La comunicazione diventa quasi inutile. Si parlano lingue diverse. Cosa ancora più grave è il fatto che l’unica soluzione per eliminare il contrasto sta nell’eliminare il Soggetto che porta il problema stesso. Si arriva ad elminare l’altro.
Chi riesce a vivere in modo veramente “sano” la situazione è colui  che impara ad “assumere” il conflitto e l’avversario come parte di sè.
La mia è una denuncia: smettiamola di parlare di solidarietà, di rispetto, di libertà di esprimere la propria opinione, quando siamo totalmente incapaci, di fronte al “diverso-da-me”, di non vederlo come sbagliato e poniamo una barriera spessa e senza vetri in modo tale da non vedere l’altro come un essere umano e quindi Soggetto, ma come problema, come Oggetto.
Il conflitto spaventa perchè è a tutti gli effetti uno “spogliarsi” di fronte all’altro.
Non credo che la mia visione sia radicalmente pessimistica; la mia è una società malata di pregiudizi e di cui, confesso, ho poca fiducia. Ho molti dubbi e mi pongo sempre infinite domande su questo tema, di cui se ne parla poco. E’ un tabù mettere in vetrina il “vero” rapporto tra gli uomini nel mondo di oggi? E’ così rischioso discutere dell’incoerenza da cui siamo circondati? Finchè il mondo starà zitto i problemi non saranno mai risolti. Finchè le persone non cercheranno di migliorarsi e migliorare “l’altro”, scavalcando i proprio schemi, le proprie “categorie” , tutto resterà nel buio, tutto resterà uguale.

 No, non è retorica, è la verità.

                                                                                                            Beatrice Cristalli

* foto di Beatrice Cristalli
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