E il Festival di Sanremo?

L’evento musicale italiano dell’anno è appena comparso sui nostri teleschermi. Eccolo, è il noto Festival di Sanremo, arrivato alla sua sessantesima edizione. Subito record di ascolti, il programma è stato condotto da una procace Antonella Clerici e curato dall’Organizzazione del Direttore Artistico Gianmarco Mazzi. Si è suddiviso in cinque serate, precisamente dal 16 al 20 febbraio, piene di ospitate, canzoni eseguite una dopo l’altra e poca pubblicità, al fine di creare un format più coinvolgente ed evitare il sonno accelerato degli spettatori. Premettendo che non sono mai stata un’appassionata del festival e sono fermamente convinta che la vera musica italiana non nasca e non consideri una rampa di lancio il famoso palco dell’Ariston, presa dalla mia curiosità mi sono messa a guardare il Festival, accantonando per un attimo i miei pregiudizi.  Ho apprezzato il ritmo del programma più rapido rispetto alle edizioni precedenti, poiché sono state evitate lunghe pubblicità, pause interminabili tra una canzone e l’altra e lunghe interviste a tutti gli ospiti. Alcune delle innumerevoli ospitate sono state molto gradite dal pubblico ed hanno riscosso un aumento non marginale degli ascolti; ad esempio la presenza della regina di Giordania, lo spogliarello sexy e inatteso di Dita Von Teese, il corpo di ballo del Moulin Rouge e la terza serata interamente dedicata alla vecchie canzoni che hanno fatto la storia del Festival cantate da artisti internazionali e non. Programma quindi ben fatto, ma oltre tutte le fastosità e i lussi i veri protagonisti devono essere sempre la musica, le canzoni, i testi,  ed è proprio su questi che voglio soffermarmi. Il direttore artistico del programma Gianmarco Mazzi prima dell’inizio della kermesse sanremese ha sostenuto che:

“Le canzoni del prossimo Sanremo sono sorprendenti, faranno parlare ed emozioneranno, abbiamo lavorato per portare sul palco del Festival alcune delle più belle espressioni della nuova musica italiana insieme ad artisti che hanno fatto la storia di questa manifestazione”

Promesse e parole forti del direttore artistico sono state poi equiparate dai fatti? Io non ne sono convinta. Testi banali sono stati salvati semplicemente dal dono della bella voce di alcuni cantanti, testi che parlano di amore, il solito amore, ci porteranno allo sfinimento prima o poi. Su questa base è la canzone del vincitore della categoria big Valerio Scanu (possiamo considerarlo un big o uno sconosciuto?). Nulla però in confronto ad una delle canzoni più fischiate nella storia del Festival di Sanremo, che oltre tutte le aspettative e con mio grande indignato stupore si è classificata al secondo posto, ponendomi il quesito di come funzioni realmente il televoto. Sto parlando dell’inno ridicolo e nazional-trombonesco “Italia amore mio” interpretata dal trio composto da Emanuele Filiberto,  Pupo e uno sconosciuto tenore. Addirittura Filippo Rossi, direttore di Ffwebmagazine, rivista online della fondazione Farefuturo, ha dichiarato che avrebbe iniziato uno sciopero della fame se il trio fosse salito sullo scalino più alto del podio sanremese (per fortuna o per sfortuna si sono qualificati secondi, ma è un simbolo di un Italia che va a rotoli?). Ho apprezzato invece i pochi lampi di genio di alcuni artisti, come la sottile ma efficiente satira di Simone Cristicchi e l’arrivo a Sanremo di ritmi reggae con Fabrizio Moro; inoltre considero magnifica la voce del terzo qualificato Marco Mengoni, vincitore dell’ultima edizione del talent show X factor. Inutile chiedersi quanto sia costato questo ben di dio di programma, ma questi sono i misteri del canone rai, e poi mischiare cultura e soldi non è mai stata cosa positiva, ne è sempre uscito un pessimo risultato.Oltre tutti gli elogi e le critiche, il Festival rimane uno dei più noti e seguiti programmi italiani e quindi non ci resta che dire (ahimè): “perché Sanremo è Sanremo!”

Melania Degli Antoni

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